Mia moglie è Giapponese e vive in Italia. Se ci pensate bene non è una colpa vivere in Italia, voglio dire: non ha fatto niente di male, è una sua scelta per carità ma non è un comportamento criminale.
Questa sua scelta comunque comporta una discreta limitazione della libertà ed anche in questo si vede come l'Italia abbia scarse possibilità di essere un paese competitivo, anche grazie ai
Borboni, pubblici o privatizzati.
In un paese civile e competitivo i servizi sono fondamentali, le poste per esempio sono qualcosa di fondamentale, devono funzionare e funzionare bene. Le poste italiane sono sempre state una schifezza, molte leggende urbane e molte esagerazioni però anche adesso che la posta prioritaria (credo sia una delle più care al mondo) a volte arriva in tempi accettabili, anche adesso che si è privatizzato qualcosa molte cose funzionano male.
La dogana, SDA, il contrabbando ...
Mia moglie infatti non può farsi spedire a casa foto, pacchetti o regali da amici e parenti giapponesi. Non può perchè non arrivano, si perdono lungo la strada indipendentemente dal valore del contenuto (che è spesso zero dal punto di vista materiale ma molto alto in termini affettivi). Niente foto del nipotino, niente DVD con i saluti degli amici, niente dolciumi, libri .... tutto sparisce misteriosamente per strada.
Tentiamo un aggiramento: proviamo a fa spedire tutto in ufficio. Infatti le poste consegnanao al mattino, quando mia moglie non è a casa perchè per vivere deve lavorare. Magari il problema è quello: il postino non trova nessuno in casa, non ha voglia di riempire il mitico fogliettino giallo e il pacco si perde da qualche parte.
Per un paio di volte ci è andata bene ma la settimana scorsa abbiamo provato la potenza della burocrazie potenziata dalla privatizzazione.
Mia moglie è incinta, i suoi genitori le spediscono un pacco contenente mutande e caramelle. Nell'indirizzo scrivono chiaramente Nome Cognome c/o nomedelladitta s.r.l. ma qualcosa a storto.
In ufficio arriva una comunicazione destinata a nomedelladitta srl c/o Junko Yoshino. Un piccolo malinteso di poco conto state pensando? Col cazzo! Comincia l'odissea.
Come spedizione destinata a una ditta SDA richiede la
fattura commerciale o la
proforma. Ovviamente presume che si tratti di una importazione dato che il destinatario è una ditta. Alla base di tutto c'è un equivoco non facilmente sanabile. Primo problema: il Giappone è un paese civile, non sanno cosa sia una fattura così come la intendiamo noi. Secondo problema: il mittente è mio suocero che anche volendo non può produrre una fattura proforma, documento che possono fare soltanto le ditte.
Proviamo a telefonare., ma con una certa urgenza perchè il termine perentorio di 7 giorni scade in fretta. (Nella letterina si fa una velata minaccia sottolineando che in caso di dichiarazioni false incombe il reato di contrabbando).
Provate voi a chiamare: i numeri sono: 0331-662420/21/22/23 dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 14,00 alle 18,00.
Tuttio i numeri sono
perennemente occupati. Il telefono suona come staccato. Le rare volte che si prende il segnale di libero risponde una segreteria telefonica.
Niente paura: c'è l'indirizzo email:
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Secondo voi mi hanno risposto?
Proviamo col fax: i numeri sono: 0331-662412/14. Ma vi rendete conto che anche il fax è staccato??????
Fortunatamente per me mia moglie prende tutto con filosofia, ride, scrive questi aneddoti nel suo blog in Giappone. Io mi sento quasi in dovere di scusarmi e mi vergogno un po' ma .... pensateci bene (aneddoto a parte) con questo genere di servizi il nostro paese dovrebbe essere competitivo nei confronti di Germania, Francia e Cina?
A me viene da ridere. Mi rimetto a studiare il Giapponese.