Io sono vecchio. Secondo me può definirsi vecchio chiunque ricordi distintamente l'anno 1982 che è stato un giro di boa per me così come per questo paese. In quell'anno infatti in Italia si è praticamente fermato tutto. Nessuno ha più fatto progetti a lunga scadenza, si è messo di costruire, di pensare al futuro.
In realtà è successa anche un'altra cosa che al momento ho vissuto con grande gioia e soltanto dopo ho scoperto quali devastanti effetti avrebbe portato con sè: l'Italia ha vinto i Mondiali di calcio. Col senno di poi capisco che quello è stato l'inizio della fine del mio amore per il calcio (giocato e visto), l'inizio del rincoglionimento televisivo, la scintilla che avrebbe poi generato il bishcardishmo in tutte le sue variazioni e potenziamenti. Pensateci: il 1982 è veramente l'anno della svolta. Prima dell'anno fatidico il calcio parlato non esisteva o quasi. A calcio si giocava gli stipendi dei calciatori erano già folli ma non tanto da somigliare alla legge finanziaria. le società di calcio non erano quotate in borse. Pagavano le tasse quando volevano e non quando potevano. Il campionato si decideva sul campo, non in tribunale. Si giocava la domenica. Per i milanisti e gli juventini spesso c'erano partite anche al mercoleì, massimo due giorni alla settimana quindi. In televisione si riusciva a girare tutti i canali senza incontrare qualcosa legato al calcio. Ok, magari non in tutte le ore del giorno e della notte ma si riusciva.