Nel settembre del 2015 scrivevo qui un post pieno di speranza e di scaramanzia: ero stato invitato a collaborare con un sito dedicato alla Seconda Guerra Mondiale, mi sarei occupato degli aerei della Regia Aeronautica, e chiudevo augurandomi che il progetto non fosse «destinato ad andare alle ortiche» come tanti altri. I miei lettori dell’epoca – allora dichiaravo di averne 5 – furono comprensivi e non scommisero un centesimo.

Dieci anni dopo, bollettino: le ortiche sono rimaste a bocca asciutta. Sul mio sito serio la sezione dedicata alla Regia Aeronautica è completa: i principali aerei italiani del conflitto ci sono tutti – caccia, bombardieri, ricognitori, trasporti e addestratori, ognuno con la sua scheda, i suoi numeri e la sua storia. Dal S.M.79, che era un gran bell’aereo, fino a quello che di là ho incoronato senza rimpianti l’aereo peggiore della Seconda Guerra Mondiale, e lo dico con l’affetto che si deve ai casi disperati.
E già che c’ero – anzi, che c’eravamo, perchè nel frattempo il progetto è cresciuto – nell’hangar sono entrate anche le altre aviazioni: Luftwaffe, RAF, americani, sovietici e compagnia volante, con tanto di filtri per cercare per nazione, tipo e costruttore. Ma la sezione italiana resta quella a cui sono più affezionato, per ragioni anagrafiche e sentimentali.
L’hangar completo è qui: La Regia Aeronautica nella Seconda Guerra Mondiale. Se dieci anni fa avessi saputo che saremmo arrivati fin qua, quel centesimo l’avrei scommesso anch’io.

