I lettori di lunga data conoscono la storia: da vent’anni annuncio il prestigioso corso della rubrica fareisoldiconilweb, e da vent’anni lo rimando per cause di forza maggiore (Civilization, la vita, il calendario). Oggi però la rubrica può finalmente chiudere il cerchio, perchè il metodo definitivo per fare i soldi con il web esiste davvero: funziona, è collaudato e fattura miliardi. C’è un solo dettaglio: il posto è già occupato.
Il metodo è di una semplicità commovente: si prendono i contenuti scritti dagli altri, si usano per rispondere alle domande degli utenti, si tengono gli utenti e la pubblicità, e non si paga, non si ringrazia e non si chiede il permesso. Una volta questo comportamento aveva nomi antipatici; oggi si chiama motore di ricerca con AI Overview.
Per capire la genialata bisogna ricordare come funzionava prima, e io me lo ricordo perchè c’ero. Il patto era questo: tu scrivi, Google ti indicizza e ti manda i lettori; in cambio si tiene la pubblicità sulle sue pagine. Non era beneficenza, era simbiosi: ci guadagnavano tutti, e il web è cresciuto per vent’anni su quella stretta di mano.
Poi la stretta di mano si è trasformata in un gioco di prestigio. Prima gli snippet: l’altezza della Torre Eiffel te la diceva direttamente Google, ma per tutto il resto il click al sito c’era ancora. Poi sono arrivate le risposte confezionate dall’intelligenza artificiale in cima alla pagina, cucinate con i contenuti dei siti, e il click ha smesso di partire: secondo il Pew Research Center, quando c’è la rispostina pronta gli utenti cliccano un risultato circa la metà delle volte. Google è passato dal presentarti i contenuti degli altri al presentarteli come cosa sua, che detta così sembra una cattiveria, e infatti lo è.

Le AI generative hanno poi perfezionato il modello: si sono lette il web intero per imparare a rispondere, e adesso rispondono al posto del web. I grandi editori qualcosa strappano, un accordo milionario qua e là; i piccoli non li chiama nessuno, per loro il prelievo è compreso nel servizio. E se un sito volesse tirarsi fuori, scopre il capolavoro: lo spider che ti indicizza e quello che nutre le risposte sono la stessa creatura, quindi bloccarlo significa sparire dalle ricerche. Non è un contratto, è un ricatto con l’interfaccia gentile. Tanto che a metà 2025 Cloudflare, uno dei gangli del traffico mondiale, ha cominciato a bloccare i crawler delle AI di default e a proporre un pedaggio per il passaggio: e quando qualcuno costruisce un casello, potete star certi che il passaggio abusivo era già diventato un’industria.
Nel mio piccolo, la faccenda ha risvolti comici. Questo sito non ha pubblicità, non vende niente e dichiara con orgoglio i suoi 3+ lettori: derubare pieru.it è come borseggiare un mendicante. Eppure i crawler passano anche di qua, instancabili, e si portano via tutto, aforismi compresi. Non per il valore: per principio.
Il finale della storia, però, lo trovo quasi consolante. Senza un web che scrive, l’AI diventa più stupida, o quantomeno meno aggiornata: come farà a raccontarvi l’iPhone XX, quando uscirà, se nessuno avrà più convenienza a recensirlo? Si può vivere di rendita sui contenuti degli altri, ma solo finchè gli altri continuano a scriverli: è la pesca a strascico del sapere, e funziona benissimo finchè c’è il mare e ci sono i pesci. Se volete la versione seria e articolata di questa storia, ve la consiglio: La fine del web come lo conosciamo, su zerodelta.it. Qui invece resta in vigore il vecchio metodo della casa: scrivo gratis, non derubo nessuno e al ristorante il conto lo pago io. Il prestigioso corso, va da sè, resta rimandato: la cattedra ormai è occupata.

