Non capisco twitter!

twitterPrima che il titolo dia adito a inutili malintesi: conosco bene twitter, lo considero un ottimo strumento di comunicazione ma continuo ad essere perplesso sul suo uso “personale”.
Mi confortano un po’ i dati pubblicati da Reuters secondo i quali la maggior parte degli iscritti al social network legge più che scrivere. Tutto è nato da un’osservazione che mi è stata fatta qualche tempo fa: ho iniziato a seguire una persona con un profilo molto attivo, lei nel salutarmi ha scritto che non scrivo molto e io ho risposto che su twitter leggo molto più che scrivere.
Magari la mia risposta è sembrata un po’ saccente e un po’ snob ma non voleva esserlo: proprio non capisco cosa possa avere un privato singolo cittadino di così interessante, in 100 e rotti caratteri e magari anche con una certa frequenza. Posso capire un’agenzia di stampa, una rockstar, un giornale o un sito informativo, ma che cosa può avere di interessante da dire un pieru qualsiasi?
Curioso tra molti dei profili particolarmente attivi e noto che alcuni informano i follower del fatto che il toast che stanno aspettando è in ritardo o che è stato servito bruciacchiato.
Se io fossi un fan di Lady Gaga magari mi interesserebbe leggere le vicende della sua colazione ma se le stesse cose le posta il mio vicino di casa il commento sorge spontaneo: t’hanno bruciato il toast? E sticazzi? E sticazzi a tutta la tua colazione ce li aggiungiamo?

Quello che voglio dire è che internet sta contribuendo, in alcuni casi, a rompere un equilibrio che per certi aspetti dovrebbe essere fisiologico: non possono esserci più scrittori che lettori, non possiamo scrivere più di quanto leggiamo e dovrebbe essere fisiologico che anche su twitter ci siano molti più lettori che scrittori. Forse bisognerebbe istituire una tassa sul byte imponendo un pagamento per ogni carattere pubblicato sul web ma è meglio non scriverlo troppo forte prima che a Monti, Letta o chicchessia vengano strane idee…

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