Si approvano le correzioni in rosso

Questa rubrica si chiama Borboni e il nome merita una spiegazione, perchè non c’entrano i re di Napoli e non c’entrano nemmeno – lo dico subito – le teorie neoborboniche. C’entra un maresciallo dell’Aeronautica, e questa è la storia.

Scrivania ministeriale anni Ottanta sommersa di pratiche con correzioni in rosso

Ho fatto il militare nell’Aeronautica Militare, sottotenente di complemento, e tra le varie faccende di cui dovevo occuparmi c’era la segreteria del comando aeroporto di Cameri, che a quei tempi era un aeroporto grande e importante. Al mio arrivo un maresciallo di grande esperienza, piemontese, mi spiegava un po’ come funzionavano le cose. E le cose funzionavano a carta: tanta, tantissima carta.

Ogni giorno centinaia di ordini, direttive e documenti d’ogni genere dovevano essere firmati dal comandante. I vari burocrati li preparavano e li sottoponevano al colonnello, la cui scrivania spariva regolarmente sotto le pile di roba da firmare.

Capitava a volte che su un ordine già firmato saltasse fuori un errore: un refuso, oppure qualcosa di più sostanziale. E qui scattava il capolavoro. Invece di rifare il documento, l’errore si correggeva con la penna rossa; in fondo al foglio si aggiungeva la formula «Si approvano le correzioni in rosso», e il comandante firmava una seconda volta.

Ricordo di essere rimasto a bocca aperta: mi sembrava una procedura folle, cervellotica, esposta a millemila obiezioni. Il maresciallo – uomo acutissimo, di quelli che le domande le vedono arrivare – non mi lasciò nemmeno il tempo di formularla. Mi guardò e disse: «Lo so. Questa è una cosa che dobbiamo aver ereditato dai borboni».

Da quel giorno uso la parola borboni per i burocrati nella loro forma parassitaria e inutile, e borbonico per ogni norma cervellotica, ogni gabella ridicola, ogni complicazione costruita ad arte. Se il maresciallo avesse detto «bizantino» o «sabaudo» questa rubrica si chiamerebbe in un altro modo; disse «borbonico», e mi si è scolpito in testa così.

Doverosa precisazione, da napoletano di origini: in tutto questo non c’è un grammo di disprezzo verso il sud, che amo, né una strizzata d’occhio ai neoborbonici e alle loro teorie. Il nome indica un difetto molto italiano che non ha mai avuto un solo padrone né una sola capitale: la capacità di certificare l’errore invece di correggerlo. La burocrazia che non risolve il problema, ma lo timbra.

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