Oggi si recensisce OnlyFans, e mettiamo subito in chiaro una cosa: non sono un puritano, sul sito non c’è niente di illegale e nemmeno di terribile, e chi ci lavora fa un lavoro. Questa è una recensione tecnica: come funziona, chi ci guadagna, quanto, e le due o tre cose che i venditori di sogni si dimenticano sempre di dire.
Il meccanismo è semplice: i creator pubblicano contenuti (in larghissima parte per adulti, inutile girarci attorno) e i fan pagano: abbonamento mensile, mance, contenuti singoli a pagamento. La piattaforma trattiene il 20% di tutto, e l’80% va al creator. Il sito nasce nel 2016 da un’idea dell’inglese Tim Stokely, nel 2018 se lo compra l’imprenditore Leonid Radvinsky, e con la pandemia esplode: chiusi in casa, milioni di persone hanno scoperto contemporaneamente l’offerta e la domanda.

E ora i numeri del banco, che sono il cuore della faccenda: nell’anno fiscale 2024 la piattaforma ha mosso 7,2 miliardi di dollari di transazioni, tenendosene circa 1,4 con la sua percentuale; il proprietario si è distribuito dividendi per 701 milioni di dollari in un anno solo. In borsa, contrariamente a quanto si crede (e a quanto credevo anch’io), non è mai andata: è una società privata, e nel 2025 si è parlato di una vendita su una valutazione attorno agli 8 miliardi. Chi volesse verificare: i conti li ha raccontati Variety.
Poi ci sono i numeri dei giocatori, e qui il quadro cambia: le stime più citate dicono che il canale mediano incassa l’equivalente di 150-180 dollari al mese, prima delle tasse, e che il top 1% dei creator si porta via circa un terzo dell’intera torta. Tradotto: è una lotteria travestita da lavoro autonomo, dove le vincite dei pochissimi fanno da pubblicità alla massa che gioca per spiccioli. L’eccezione vera esiste ed è geografica: gli stessi cento dollari che a Los Angeles sono una mancia, in un paese dove il costo della vita è un decimo diventano uno stipendio, ed è lì, grazie al cambio più che al talento del marketing, che c’è chi ci campa benino sul serio.
Due storie complementari chiudono il quadro. La prima: nell’agosto 2021 OnlyFans annunciò che avrebbe vietato i contenuti espliciti, cioè il proprio core business: pressioni delle banche e dei circuiti di pagamento. Retromarcia completa in sei giorni, dopo la rivolta dei creator. Morale: su internet il padrone vero non è mai il sito, è chi processa i pagamenti. La seconda è l’avvertimento che vale più di tutti i moralismi: una volta caricata, una foto non è più vostra. Le protezioni esistono, i watermark pure, ma i contenuti trafugati circolano su scala industriale in posti che non linkerò e non nominerò, perchè questo è un avvertimento, non una mappa. Quello che entra lì dentro non torna più indietro: va messo in conto PRIMA, non dopo.
Verdetto, da non puritano: niente di illegale, niente di terribile, nessun giudizio su chi lo fa. Ma se una ragazza giovane mi chiedesse un parere, non glielo consiglierei come prima opzione di carriera; probabilmente nemmeno come seconda. Non per la morale: per la matematica dei 150 dollari mediani e per l’aritmetica dei leak. E a chi cerca il modo di fare i soldi con il web ricordo che il mio prestigioso corso resta non pervenuto, ma almeno è gratis.

