Chroma

Seconda puntata della serie sui motori del laboratorio (il cartello all’ingresso vale sempre: niente tutorial, niente assistenza, cucine chiuse al pubblico). La volta scorsa ho raccontato che FLUX.1 esce in tre versioni, e che una sola, schnell, è libera davvero. Ecco: qualcuno quella frase l’ha presa sul serio.

Chroma è quello che succede quando la versione “libera per davvero” finisce nelle mani giuste. Un sviluppatore indipendente noto come Lodestone Rock ha preso schnell, l’ha potata da 12 a 8,9 miliardi di parametri e l’ha riaddestrata a modo suo, finanziando il tutto con le donazioni della community. Il risultato è distribuito con licenza Apache 2.0, che tradotto significa: fanne quello che vuoi, anche commercialmente, senza leggere le note a piè di pagina. E senza censure incorporate: quello che il modello sa fare, lo fa, e la responsabilità di cosa fargli fare sta dove secondo me deve stare, cioè in capo all’adulto che lo usa, non dentro il software.

I punti di forza, per come li racconta la community e per come li confermo dal banco: la versatilità stilistica, prima di tutto. Dove Flux ha il gusto del fotografo pubblicitario, Chroma ha la mano dell’illustratore: passa dall’acquerello al fumetto al fotorealismo con una disinvoltura che il capostipite si sogna, ed è più disposto a sporcare, sbavare, interpretare. Poi la licenza, che per chi fa le cose sul serio non è un dettaglio ma IL dettaglio. E infine la storia: un tizio con le donazioni contro i round di finanziamento da centinaia di milioni, e il tizio è diventato uno dei modelli più scaricati della categoria. Davide non ha vinto, ma si è ritagliato la sua valle, e la difende benissimo. Il tigrone qui sopra è uno dei cavalli di battaglia di Chroma.

Le debolezze, per onestà di bottega: di serie è meno rifinito di Flux, e lo si paga in mestiere: il prompt pigro che su Flux produce comunque una foto decorosa, su Chroma produce una cosa strana. La lotteria del seed qui ha più biglietti perdenti, l’ecosistema attorno è più piccolo, e il fotorealismo patinato non è il suo mestiere principale (per quello, in laboratorio, c’è altro: pazientate qualche puntata). È un motore che chiede di essere imparato: in cambio, non ti annoia mai.
Chroma condivide con Flux alcuni punti deboli, per esempio un numero di arti e di dita variabile (soprattutto nei piedi). Questo non significa che non sappia fare mani e/o piedi ma che ci vuole pazienza e bisogna essere pronti a fare un certo numero di tentativi prima di avere un’immagine buona.

Il progetto vive qui: Chroma su Hugging Face. La morale della puntata è la mia preferita di tutta la serie: la versione libera che i grandi rilasciano quasi per cortesia, in mani giuste, diventa un modello vero. Le foreste nere raccolgono i milioni e fanno la storia; i lodestone raccolgono le donazioni e fanno la storia minore. E a me la storia minore è sempre stata simpatica.

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