Ryanair

C’è stato un periodo, nei miei primi anni maltesi, in cui volavo con Ryanair così spesso che i piloti mi riconoscevano e mi offrivano il caffè al bar dell’aeroporto.

Per capire cosa sono state le low cost bisogna essere diversamente giovani e ricordarsi cos’era volare prima: un avvenimento. Ci si vestiva bene, si arrivava in aeroporto con un anticipo da matrimonio, e soprattutto si pagava un biglietto che per una famiglia normale era una voce di bilancio, altro che weekend. Le low cost, con tutti i peccati che vedremo, hanno fatto una cosa sola ma enorme: hanno reso il mondo più piccolo. E per uno che vive su un’isola in mezzo al Mediterraneo, il mondo più piccolo non è una figura retorica: è la differenza tra vedere la famiglia e sentirla al telefono.

Due parole di storia: la compagnia nasce in Irlanda a metà anni Ottanta per iniziativa di Tony Ryan, e il primo aereo era un quindici posti a elica che il Savoia Marchetti di fantozziana memoria levati, proprio. Sfiorato il fallimento, nel 1994 arriva al comando Michael O’Leary, che copia senza complessi il modello americano di Southwest e lo porta all’ estremo: oggi Ryanair trasporta circa duecento milioni di passeggeri l’anno, più di qualunque altra compagnia in Europa. Io la chiamo Ryan, perchè dopo tutti quei voli siamo in confidenza; e tecnicamente Ryan esiste davvero.

Poi c’è l’altra faccia, e chi ha volato lo sa: Ryan ha trasformato la spremitura del passeggero in una disciplina olimpica. L’algoritmo che se non paghi il posto assegnato separa le coppie con la precisione di un avvocato divorzista; il bagaglio a mano le cui misure cambiano più spesso delle mie password; la carta d’imbarco che se la stampi al banco costa più del volo; la “priority” che è priority più che altro di nome; il carrello dei gratta e vinci in quota, per chi non aveva ancora perso abbastanza soldi a terra; e la trombetta trionfale dell’atterraggio puntuale, suonata anche quando la puntualità è merito del vento. Trucchetti quasi insopportabili, studiati uno per uno per estrarre l’ultimo euro rimasto nelle tasche. Lo sappiamo, lo subiamo, e ogni volta clicchiamo lo stesso.

Perchè poi, ogni tanto, il banco lo batti tu. Il mio capolavoro personale resta un Malta-Torino andata e ritorno a sedici euro, tutto compreso: 6 del mattino, seggiolino a caso, zainetto dentro la giacca, zero gratta e vinci. Sedici euro. A quel prezzo, dall’aeroporto a casa, non ci vai nemmeno in bici. Si può fare: basta viaggiare leggeri, prenotare nel momento giusto e rinunciare a ogni comfort tranne l’unico che conta, cioè arrivare.

Il verdetto, da cliente di lungo corso: a Ryan voglio bene come si vuole bene a un parente tirchio. Ti fa penare su ogni centesimo, ti guarda male se hai la borsa gonfia, ma è quello che ti ha portato in giro per l’Europa quando nessun altro l’avrebbe fatto a quel prezzo. Il mondo più piccolo me l’ha regalato lei: il regalo era senza pacchetto, senza fiocco, e con supplemento per l’incarto. La trovate qui: ryanair.com. Viaggiate leggeri.

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