Qualche settimana fa, sul mio sito serio, ho pubblicato un giocattolo. Non un articolo: proprio un giocattolo, di quelli con cui si può perdere un pomeriggio intero – un simulatore della macchina Enigma, quella con cui le forze armate tedesche cifravano i loro messaggi, convinte che nessuno al mondo li avrebbe mai letti.

La convinzione aveva le sue ragioni, ed erano ragioni da capogiro: tre rotori da scegliere tra cinque, un riflettore, un pannello a spinotti per scambiare fino a tredici coppie di lettere. Totale: circa 158 milioni di milioni di milioni di combinazioni. Un numero che non provo nemmeno a scrivere in cifre, perchè poi il layout della pagina si offende.
Eppure la macchina perfetta aveva un difetto, uno solo, minuscolo e meraviglioso: una lettera non poteva mai essere cifrata in sé stessa. Premevi la A e poteva uscire qualunque cosa tranne la A. Sembra un dettaglio da niente; a Bletchley Park ci costruirono sopra la più grande operazione di decrittazione della storia, e secondo parecchi storici la guerra ne uscì accorciata di qualche anno.
Il simulatore riproduce fedelmente una Enigma I: impostate i rotori, collegate gli spinotti, scrivete il messaggio e guardatelo diventare incomprensibile; poi passate la configurazione a un amico e vedete se ne esce vivo. E’ tutto qui: Il simulatore della macchina Enigma. Altri, al posto mio, ci avrebbero costruito sopra un corso a pagamento. Io ve lo regalo: sono vent’anni che spiego che i corsi non servono, figuratevi se comincio a venderne uno adesso.

