Uma Thurman

Come da tradizione di questa categoria, oggi parliamo di una cosa che non interessa a nessuno e che non ha nessuna attualità: Uma Thurman. Non è successo niente che la riguardi, non mi risultano film in uscita, non c’è nessun anniversario tondo; semplicemente mi va di parlarne, e questo blog in fondo serve esattamente a questo.

Di Uma Thurman mi hanno sempre stupito due misure: l’altezza e la lunghezza delle gambe. Un metro e ottantuno dichiarato, di cui – a occhio, ma è un occhio allenato – almeno un metro abbondante è costituito da gambe. Non è un caso che i registi la inquadrino sempre per intero, dalla testa ai piedi: tagliarla a mezzo busto sarebbe uno spreco di pellicola al contrario.

La biografia poi meriterebbe un post a parte. Il padre, Robert Thurman, è stato il primo americano ordinato monaco buddista tibetano, amico personale del Dalai Lama e poi professore alla Columbia; la madre, Nena von Schlebrügge, era una modella svedese che prima di sposarlo era stata brevemente moglie di Timothy Leary, il profeta dell’LSD. Il nome Uma viene da una dea induista. Con un pedigree del genere era statisticamente impossibile venir su una ragazza qualunque.

La carriera la conoscete: modella da adolescente, poi Le relazioni pericolose, e nel 1994 Mia Wallace in Pulp Fiction, il caschetto nero e quel ballo con Travolta che da solo vale una carriera. Tarantino le ha poi costruito addosso i due Kill Bill, dove nella tuta gialla da Bruce Lee mena fendenti di katana per due film interi; in mezzo Gattaca e una Poison Ivy in un Batman & Robin dimenticabile, dove l’unica cosa memorabile era lei. Oggi al cinema e nelle serie c’è pure sua figlia, Maya Hawke, e il tempo passa per tutti tranne, apparentemente, che per la madre.

Qui sotto una piccola galleria che documenta scientificamente quanto sostengo. Notizia di nessuna importanza, appunto: ma ve l’avevo detto dal titolo della categoria.

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