Hotel Yamato

C’è un anniversario oggi, anche se dubito che qualcuno stapperà qualcosa: il 4 novembre 1937, nel cantiere di Kure, i giapponesi impostavano la chiglia della corazzata Yamato, la nave da battaglia più grande e potente mai costruita. Ottantasette anni dopo mi sembra il giorno giusto per parlarne, perchè la sua storia è una di quelle che sembrano scritte da uno sceneggiatore con il gusto per la tragedia.

La corazzata giapponese Yamato

I numeri prima di tutto, che qui si fa sul serio: 263 metri di lunghezza, quasi 73.000 tonnellate a pieno carico, e soprattutto nove cannoni da 460 millimetri, il calibro più grosso mai imbarcato su una nave da guerra. Ogni proiettile pesava quasi una tonnellata e mezza e arrivava a più di quaranta chilometri: a quella distanza il bersaglio sta oltre l’orizzonte, e tu spari lo stesso.

Il problema è il tempismo. La Yamato entrò in servizio il 16 dicembre 1941, nove giorni dopo Pearl Harbor: cioè nove giorni dopo che la sua stessa Marina aveva dimostrato al mondo che le corazzate, contro gli aerei, erano diventate bersagli molto costosi. La nave più potente della storia nasceva già vecchia, e infatti passò buona parte della guerra all’ancora, tanto che i suoi marinai la ribattezzarono “Hotel Yamato”: cabine confortevoli, cucine eccellenti, nemico non pervenuto.

Il finale è di quelli che i giapponesi conoscono bene. Aprile 1945, operazione Ten-Go: la Yamato salpa verso Okinawa per una missione che tutti a bordo sanno essere senza ritorno. Il 7 aprile gli aerei americani – sempre loro – la trovano e la colpiscono con più siluri e bombe di quanti ne servissero. I superstiti furono 269.

Se volete la storia completa, con le battaglie e i dettagli tecnici raccontati per bene, la trovate sul mio sito serio: La corazzata Yamato: la nave più potente della guerra. Qui mi limito alla morale: arrivare in ritardo è brutto; arrivare in ritardo pesando 73.000 tonnellate è indimenticabile.

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