Con questo post si apre una piccola serie dedicata ai generatori di immagini. Prima però il cartello all’ingresso, valido per tutta la serie: questo non è un tutorial e non fornisco assistenza. Non è per pigrizia, non sono all’altezza, sono poco più che un utonto.
Si parte dal capostipite. Estate 2024: la squadra che aveva creato Stable Diffusion, guidata da Robin Rombach, lascia Stability AI e fonda Black Forest Labs: Foresta Nera vera, Germania, non marketing. Il loro primo modello si chiama FLUX.1 ed esce in tre versioni: pro (a pagamento via API), dev (pesi aperti, uso non commerciale) e schnell (libera davvero). Il tempismo fu perfetto: arrivò esattamente mentre Stable Diffusion 3 inciampava su se stesso, e nel giro di poche settimane mezzo mondo della generazione “in casa” cambiò cavallo. Da allora la creatura è cresciuta parecchio: gli investitori ci hanno messo dentro altre centinaia di milioni, e nel frattempo sono arrivati i modelli per l’editing. Mica male, per una foresta.

I punti di forza, riconosciuti più o meno da chiunque l’abbia provato: l’aderenza al prompt, prima di tutto. Flux è stato il primo modello aperto che leggeva una descrizione lunga e discorsiva ed ESEGUIVA, invece di pescare tre parole chiave a caso e improvvisare. Poi le mani, che per anni erano state la barzelletta della categoria e qui diventano quasi sempre mani; il testo dentro le immagini, che da lotteria diventa quasi affidabile; e un fotorealismo di base con una composizione da fotografo che sa dove mettere le cose.
Le debolezze, altrettanto note: la community le ha battezzate con nomi propri, il che la dice lunga. C’è il “mento di Flux”: lasciato a briglia sciolta, il modello tende a produrre sempre la stessa faccia, con la stessa fossetta sul mento, come un chirurgo estetico con un’unica idea. C’è la pelle cerosa, quel finto-patinato da copertina che urla “generato” a dieci metri di distanza. C’è un gusto di default da fotografia pubblicitaria che va combattuto prompt dopo prompt. E c’è la questione delle licenze a strati: il modello che scarichi gratis per giocare in casa non è “libero” nel senso pieno della parola, e conviene saperlo. Inoltre c’è sempre da dare un occhio ai dettagli, il numero di dita o di arti, il verso in cui è girato un orologio, anche le gambe accavallate possono metterlo in crisi.

In laboratorio, oggi, Flux è il nonno operativo: il mio uso quotidiano passa ormai dai suoi discendenti e dai suoi cugini, ma la grammatica l’ha scritta lui, e chi genera immagini in locale nel 2026 parla flux anche quando non lo sa. E già che ci siamo, la mia posizione sulla faccenda dei modelli aperti è semplice: da adulto, nei limiti della legge, in casa mia decido io. I software che decidono al posto mio “per proteggermi” li lascio volentieri sullo scaffale.
Il progetto ufficiale è qui: Black Forest Labs su GitHub. La serie continua nelle prossime puntate: sei motori, sei ritratti, e il mio preferito l’ho tenuto per ultimo. No, non vi dico qual è. (Sì che ve lo dico: è Krea. Ma fate finta di sorprendervi, quando arriva.)

