Milano, quartiere Giambellino, fine anni Sessanta. Una segretaria della Rinascente decide di provarci col cinema e il padre, artigiano di quelli concreti, le concede il trasferimento a Roma con un ultimatum di quelli seri: sei mesi per combinare qualcosa, poi si torna a casa. Lei di mesi ne usa molti meno: nel 1968 è già sul set di Banditi a Milano di Carlo Lizzani. Il padre, immagino, dovette inventarsi in fretta un altro ultimatum.
Agostina Belli, nata Agostina Maria Magnoni, milanese, classe 1947 o 1949 a seconda della Wikipedia che interpellate: le dive hanno diritto a un piccolo margine di manovra, e noi glielo concediamo volentieri. Negli anni Settanta è dappertutto: oltre cinquanta film, da Mimì metallurgico ferito nell’onore della Wertmüller alle coproduzioni internazionali con Kirk Douglas (Holocaust 2000) e con Mastroianni e Ustinov (Doppio delitto).
Ma il ruolo della vita è Sara in Profumo di donna di Dino Risi, 1974: la giovane innamorata che tiene testa a un Vittorio Gassman in stato di grazia e di prepotenza scenica. Reggere quel confronto senza sparire dallo schermo era mestiere per pochi; lei ci riuscì così bene che il premio come attrice rivelazione fu quasi un atto dovuto, e due anni dopo arrivò anche la targa d’oro ai David di Donatello per Telefoni bianchi, sempre con Risi.
Poi, con l’eleganza di chi sa quando alzarsi dal tavolo, il passo indietro: apparizioni sempre più rare, il ritiro a metà anni Novanta, un ritorno nel 2006 accanto a Fabio Volo in Uno su due, e di nuovo il silenzio. Niente scandali, niente reality, niente rientri strappalacrime: una carriera aperta da un ultimatum e chiusa con un’uscita da signora.

