Provate a fare caso a una cosa, la prossima volta che andate al supermercato. Il carrello abbandonato non è mai abbandonato a caso: non davanti alle banane, dove lo spazio abbonda; non nell’angolo morto vicino ai libri, dove non darebbe fastidio a nessuno. No: è di traverso nel punto esatto in cui la corsia si restringe, accanto al cestone dei cartoni vuoti o al bancale della carta igienica in caricamento, nel punto in cui due carrelli non passano e uno solo passa a fatica. Sembra sfortuna. Non è sfortuna: è precisione.

Dopo anni di osservazioni sul campo, condotte con rigore quasi scientifico in vari paesi e almeno due continenti, sono arrivato a formulare una teoria; e siccome questo è il mio blog, la teoria porta il nome che ho deciso io. In ogni spazio pubblico esiste un punto, uno e uno solo, in cui fermarsi produce il massimo disagio possibile per il massimo numero di persone. Lo chiamo il punto di MRC, dove MRC sta per Massimo Rompimento di Coglioni. Il punto di MRC ha tre proprietà matematiche: esiste sempre; è unico; è perfettamente visibile a occhio nudo da chiunque, tranne da chi lo sta occupando.
La casistica è sterminata, ma i classici sono sempre loro. C’è il marciapiede che fa la curva e si restringe: due conoscenti si incontrano e si fermano a chiacchierare amabilmente proprio lì, nella strettoia, con la naturalezza di chi ha prenotato. Il resto dell’umanità scende in strada, sschiva le auto e ringrazia.

Poi c’è il capolavoro dell’automobilista: l’auto lasciata ferma nel punto della piazza da cui dipende la circolazione di mezza città, o di tutta l’isola. A volte con le quattro frecce accese, che sono il galateo del disastro; spesso senza nemmeno quelle, perchè le frecce presuppongono un principio di consapevolezza, il sospetto di essere d’intralcio. E chi occupa il punto di MRC quel sospetto non lo prova. Solo un attimo, eh? Giusto il tempo di un caffè, che sarà mai…

Il caso della scala mobile merita un capitolo a parte, perchè è la dimostrazione empirica dell’esistenza del Punto di MRC. Fermarsi a chiacchierare in cima a una scala mobile non crea un semplice ingorgo: crea un esperimento di fisica. Quelli dietro non possono fermarsi, la scala li consegna al punto di MRC uno ogni due secondi, e lo spettacolo è assicurato: slalom, acrobazie, gente che finisce addosso ad altra gente scusandosi con chi non dovrebbe ricevere scuse ma darle.

E qui viene la parte pratica, perchè una teoria che si rispetti deve saper fare previsioni. La mia ne fa una: si può misurare il senso civico di un popolo osservando come si comporta rispetto al punto di MRC. Ci sono popoli, penso ai giapponesi e agli svizzeri, che ne provano una repulsione istintiva: quando devono fermarsi si spostano di tre metri, si voltano, controllano di non essere d’intralcio a nessuno, e solo allora tirano fuori il telefono. E ci sono posti, come l’Italia (con intensità crescente man mano che si scende lungo lo stivale) e come Malta, dove vivo, in cui vale l’opposto: il punto di MRC esercita un’attrazione irresistibile, e la gente normale ci finisce dentro come dentro un buco nero. Attenzione, però: non è cattiveria. Chi occupa il punto di MRC non vi sta ignorando: proprio non vi vede. Voi, in quel momento, per lui non esistete.
Prima che qualcuno mi diate dell’esterofilo, aggiungo subito che anche l’estremo opposto della scala esiste, e non è un paradiso. In Giappone, se lasciate l’etichetta attaccata a una bottiglia di vetro prima di metterla nella differenziata, rischiate lo sguardo gelido del vicino di casa, quando va bene; quando va male, un cazziatone vero, con tanto di lezioncina sul corretto trattamento del vetro. Quando l’attenzione per gli altri diventa sorveglianza, il disagio cambia indirizzo ma non sparisce.
Onestà intellettuale: ci sono cascato anch’io. Almeno una volta ho scoperto di aver lasciato il carrello, esattamente nel punto in cui non doveva stare, e ho provato la vertigine di chi si accorge di essere stato, per trenta secondi buoni, il problema. Perchè il punto di MRC non è un difetto degli altri: è una tentazione universale.
La soluzione, ammesso che esista, è una cosa molto più difficile da costruire di quanto sembri, perchè non si distribuisce con le circolari. Si costruisce con mille piccole cose. In Giappone i bambini, a scuola, puliscono l’aula da soli: non gli insegna a pulire, gli insegna a sporcare meno, che è una lezione completamente diversa. Ecco, il senso civico funziona così: un’aula alla volta, un carrello alla volta. L’importante è non esagerare nemmeno in quella direzione, perchè anche il senso civico, se ti ci fermi sopra troppo a lungo, diventa un punto di MRC.
Le illustrazioni di questo post sono opera della mia dolce metà, che il punto di MRC lo evita da sempre, anche disegnando.

