Il partito del non fare (e quello del distruggere)

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Piero Ostellino, nell’articolo di fondo del corriere della sera di giovedì 26 gennaio, mette in evidenza un pericolo per il nostro paese: riassume infatti tutti i grandi “NO” italiani constatando che quasi tutti sono condivisi dal centro-sinistra. No alla TAV, No al ponte sullo stretto, alla Mose, agli inceneritori, agli impianti eolici e alla variante di valico. No all’impianto di conversione del gas da liquido a gassoso e no anche al termoconventitore. Io non ho le competenze per giudicare quali e quanti di questi progetti siano effettivamente utili e quali no, mi limito ad osservare un paio di fatterelli con il buon senso della casalinga.

  1. L’opposizione dice no a qualunque cosa faccia o proponga il governo (e questo in Italia accade da sempre, indipendentemente dal colore della maggioranza di governo). Possibile che chi sta a palazzo Chigi non ne imbrocchi mai una? Proprio neanche una? Persino la proibizione di fumare nei locali pubblici? Nulla?
  2. Come dice giustamente Ostellino dire “NO” può anche essere un modo per farsi voler bene e accaparrarsi voti, una “captatio benevolentiae” efficacissima
  3. Quanto lavoro ci vorrà per distruggere quanto fatto dal governo Berlusconi in questi anni? Se veramente il futuro governo di centrosinistra cercherà di cancellare quanto fatto in questi anni quando comincerà poi a lavorare e a costruire qualcosa?
  4. Not in my garden. A nessuno piacerebbe avere un impianto di incenerimento vicino casa e neppure un inceneritore. Ma che vogliamo fare? Buttiamo tutta la spazzatura a picco in acque internazionali? La spediamo nello spazio profondo?

Onestamente io credo che dopo decenni in Italia sia arrivato il momento di costruire qualcosa.

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