La casetta e l’uccellino

burning-houseTanto tempo fa una ditta venne incaricata di costruire una casetta, in campagna. La ditta non fece un buon lavoro: utilizzò materiali scadenti, un progetto approssimativo e una realizzazione non a regola d’arte al punto che dopo pochi mesi già si vedevano le prime crepe.

Qualche anno dopo ci fu un violento terremoto che danneggiò gravemente la casetta. Già il suo aspetto non era bellissimo a causa della cattiva qualità della costruzione, dopo il terremoto peggiorò ulteriormente, gli ispettori comunali la dichiararono inagibile ma, siccome stava ancora in piedi, i suoi abitati non si decidevano ad abbandonarla.

Anni dopo ci fu un in incendio, probabilmente appiccato da un malfattore che aveva dei vecchi screzi con uno degli occupanti della casetta. Le fiamme fecero danni gravissimi, distruggendo gran parte del tetto e molte delle travi eppure la casetta non si decideva a crollare.

Gli occupanti della casetta a quel punto capirono che c’erano dei lavori urgenti da fare. La casetta non era più soltanto brutta e fatiscente ma era veramente inabitabile, pioggia e vento entravano da tutte le parti e quindi decisero di sistemarla. Non fecero un buon lavoro, invece di agire dalle fondamenta si limitarono a mettere delle toppe aggiungendo delle travi sopra quelle bruciate e una copertura in eternit sulla sommità della casa.

Quella casa che non era mai stata bella adesso era diventata un esempio di bruttezza e di pericolosità: i muri erano pieni di crepe, tutti gli impianti erano fatti in modo amatoriale, la luce saltava continuamente e si sentiva sempre odore di gas ma, nonostante tutto, gli occupanti non si decidevano a lasciare la casetta e neppure a ripararla seriamente un po’ per pigrizia, un po’ per ignoranza e un po’ per mancanza di mezzi economici.

Un giorno di primavera un uccellino si posò su una grondaia della casa, col suo lievissimo peso fece staccare la grondaia da quel che restava del tetto scombussolando così un fragilissimo equilibrio che reggeva miracolosamente l’eternit e le vecchie travi. Il tetto crollò trascinandosi appresso le travi vecchie nuove e le mura sembrarono ripiegarsi su se stesse chiudendo all’interno tutti gli occupanti che morirono all’istante.

A questo punto mi domando: chi è l’assassino in questa storia? Il povero uccellino, il piromane, il terremoto, la ditta costruttrice o quegli irresponsabili degli abitanti?
Così a occhio tenderei a scartare l’uccellino dall’elenco dei sospetti…

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