Apro una nuova serie di ritratti semiseri e comincio dall’inizio di tutto, dalla regina: Bettie Page, la pin-up per antonomasia, la donna che negli anni Cinquanta inventò senza saperlo un intero immaginario – frangetta nera geometrica, sorriso da ragazza della porta accanto, calze con la riga e nessuna paura della macchina fotografica.
La storia comincia nel 1950 su una spiaggia di Coney Island, quando un poliziotto di New York con l’hobby della fotografia la ferma e le propone un book. È lui, pare, a suggerirle la famosa frangetta, per una ragione nobilissima: la fronte le rifletteva la luce. Da lì cinque anni di celebrità crescente: i camera club, le foto per Irving Klaw e sua sorella Paula, fino alla consacrazione di Miss Gennaio 1955 su Playboy, vestita soltanto di un cappello da Babbo Natale. Nel frattempo a Washington un comitato del Senato si scandalizzava per le sue foto più audaci: altri tempi, altre priorità parlamentari.
E poi, nel 1957, all’apice esatto della fama, la mossa che nessun influencer di oggi riuscirebbe nemmeno a concepire: sparì. Niente addii, niente ultimo servizio fotografico, niente tour della nostalgia: si convertì, studiò la Bibbia, visse una vita anonima e spesso difficile, e per trent’anni nessuno seppe più niente di lei. Mentre il suo mito cresceva – i fumetti di Dave Stevens, le ragazze che copiavano la frangetta e le calze con la riga – lei non sapeva nemmeno di essere diventata una leggenda. Quando glielo dissero, ormai anziana, commentò più o meno: sono famosa e senza un soldo.
Delle sue foto disse una volta: «Non ho mai pensato che fossero qualcosa di cui vergognarsi. Ed era comunque meglio che battere a macchina otto ore al giorno». Ecco, forse è per questo che Bettie Page sta simpatica anche a distanza di settant’anni: nessuna posa da diva, nessuna strategia, solo una ragazza del Tennessee che faceva benissimo un mestiere strano, finchè le è andato di farlo. Poi ha chiuso la porta, ed è diventata immortale. Provateci voi.

