Non chiamatela tassa!

SIAE_BollinoSe vi siete concessi una vacanza degna di questo nome, se avete  staccato la spina per un po’, se vi siete dimenticati per qualche settimana di fisso, tasse e burocrazia, state tranquilli! Anche se voi vi dimenticate di loro, loro non si dimenticano di voi!

Un po’ alla chetichella infatti già all’inizio di luglio è passata un’altra normetta. I siti di informazione più incazzati sull’argomento sono stati presi per sfinimento, se ne parla da prima ancora delle elezioni europee ma si sa che nel periodo pre-elettorale non si possono aumentare le tasse. C’è una particolarità però: questa non è una tassa.

Sto parlando del “compenso per copia privata” che a spiegare cos’è e come funziona non si sa se piangere o ridere. In estrema sintesi il principio è questo: se tu compri un dispositivo su cui è possibile copiare un contenuto protetto da diritto d’autore, una canzone, un film o un libro, devi versare dei soldi per compensare gli autori. Di cosa? Del fatto che stai facendo una copia di qualcosa senza dargli un obolo. Attenzione: sto parlando di una copia fatta legittimamente, la pirateria non c’entra niente.

Ricapitoliamo: se compro un CD, ad esempio, anche se sto pagando autori, editori e SIAE sto facendo il mio dovere ma se faccio (legittimamente) una copia di questo CD come backup o per quello che è allora devo versare altri soldi alla Siae. perchè sto facendo una copia di qualcosa che ho già pagato. Ora siccome i borboni non si fidano, sospettano che io potrei dimenticare di versare l’obolo tutte le volte che faccio una copia di backup di un mio CD, hanno avuto già anni fa questa brillante idea di tassare a monte tutte le cose su cui possono essere riversati contenuti comprati legittimamente. Cd, Hard Disk, memorie… il concetto si applica a tutto.

Dicono che sia una normativa europea ma è una balla colossale, tanto che in alcuni paese non c’è questa gabella. Appena arrivato il nuovo ministrino Franceschini ha pensato bene di “adeguare” queste tariffe. Ovviamente al rialzo o meglio, adeguandosi alle abitudini dei consumatori. Svelerò in esclusiva ai lettori di questo sito come hanno fatto a calcolare le nuove tariffe: hanno stabilito la cifra da rastrellare, hanno recuperato le statistiche di vendita di dispositivi e memorie e hanno spalmato la cifra, facendo in modo da abbassare i costi legati alle cose che non si fila più nessuno. Questa è la classica trovata che dimostra che i borboni di marketing ne sanno parecchio, abbassando l’obolo legato alle videocassette fanno bella figura dimostrando che non ci sono aumenti indiscriminati. Un po’ come ha fatto la telecom quando ha adeguato le tariffe per “semplificare la bolletta”.

Quello che mi fa ridere è che, per motivi a me ignoti, non va bene chiamare questa gabella “tassa”. Proviamo a riassumere:

  • sono soldi che devo pagare indipendentemente dalla mia volontà e che non coprono nè i costi di produzione nè il margine della catena di distribuzione
  • viene raccolto in nome e per conto dello stato che lo eroga a una società privata che lo usa per pagare gli stipendi e poi lo distribuisce a chi vuole e come vuole
  • non è soggetto a contrattazioni o variazioni di mercato ma viene deciso “dove si puote ciò che si vuole”

Quindi come dovremmo chiamarla?

In termini pratici l’impatto sui prezzi può essere anche notevole, molto notevole, soprattutto nel caso di hard disk e supporti informatici. Io per esempio ne consumo parecchi ma non ne uso per fare copie di backup dei miei cd quindi comprerò i prossimi hard disk all’estero, dove questa gabella non c’è. E’ legale, basta comprare all’estero e la gabella, in Italia. Non volete chiamarla tassa? Benissimo, io mi difendo.

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